Testimonianza di due giovani in servizio civile di: 

 Alessandro Cannizzaro e Elena Pluchino

“Ama il prossimo tuo come te stesso!”, “ Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatta a me ”: ecco le frasi che secondo noi meglio riassumono il senso del nostro servizio.

Siamo Alessandro ed Elena e svolgiamo servizio civile presso l’associazione ARTHAI di Ragusa, impegnata a favore delle persone diversamente abili. Abbiamo iniziato il 10 gennaio, e quando siamo arrivati eravamo ancora inconsapevoli di ciò che i nostri ragazzi ci avrebbero regalato: eravamo pronti a FARE,FARE,FARE! Ebbene adesso, a metà del nostro cammino, abbiamo capito!

Non serviva solo FARE, ma soprattutto ESSERE noi stessi ed esserci per loro, accanto a loro incondizionatamente. Serviva semplicemente “APRIRSI”, ossia APRIRE orecchie, occhi, braccia e cuore.

È servito aprire le nostre orecchie per ascoltarli e capire cosa chiedevano: in realtà non chiedevano nulla, ci ripetevano con sorrisi e abbracci “ Ti voglio bene , e tu?”.

È servito aprire i nostri occhi per sbirciare più da vicino nelle loro anime: a volte gli occhi dicono molto più delle parole e con loro è esattamente così.

È servito aprire le nostre braccia per trasmettere con un contatto tutto il calore che potevamo, ma l’abbraccio più caloroso era quello che stavamo ricevendo.

È servito e servirà ancora di più aprire il nostro cuore perché l’amore è la forza più profonda che conforta gli altri cuori.

Non credete forse che “l’ amore” sia l’unico linguaggio da tutti comprensibile? Non credete che “l’essere amato” sia il più  importante dei diritti? Non credete che Dio, che è Amore, ci sta offrendo attraverso il servizio civile la possibilità di conoscerlo ogni giorno meglio? Secondo noi sì!         

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